100secondi

storie che si leggono in un sorso
martedì, 26 febbraio 2008

TRIANGOLI

2008 02 04 017– Ehi! Flavio… – gridò Francesco, sbuffando tra una pedalata e l’altra – Ma… cos’è… un Biotòpo?
– Ma quello che rincorre il Biogatto, noh? – gli rispose l’altro, ridendo come se non fosse già un’ora che faticavano sulle loro mountain bike.
– Stronzo! – aveva ribattuto Francesco, accigliandosi – Dai su, fermiamoci!
E già stava tornando indietro, alzandosi sui pedali e svoltando nello sterrato indicato dal cartello.
Flavio non aveva potuto fare altro che seguirlo, spiegandogli dove mettere l’accento in quel pacifico angolo di palude, dove la terra molle e umida era attraversata da un sentiero rialzato, fatto interamente di legno.
– Ok, adesso andiamo però, che ci manca ancora un sacco di chilometri.
Francesco non rispondeva. Restava immobile a fissare tre alberi, probabilmente pioppi, che formavano una specie di triangolo. Prima di ripartire, Flavio dovette attendere che l’amico, intontito, li carezzasse uno a uno, come fossero micetti.
Rientrarono ch’era buio, fra i clacson nervosi del sabato sera.

La sera stessa, poco dopo mezzanotte, Francesco non aveva resistito. Era salito in auto ed era tornato lì, sedendosi in posa contemplativa nell’erba umida, proprio in mezzo al triangolo. Le rane e i grilli parevano soffocargli le orecchie.
Di nuovo le voci di quel pomeriggio.
– Vieeeni… vieeeni… – udì cantare da tutte le direzioni.
E quasi subito, dal buio sbucò una ragazza. Gli sembrava quasi fosse stata nascosta dietro il tronco di uno di quei tre alberi. Era nuda, ma i capelli erano così lunghi che le coprivano il sesso e i grossi seni. Mentre si avvicinava si accorse che era bellissima, e che sorrideva.
– Benvenuto, bel giovanotto – sentì pronunciare all’improvviso, da una voce dietro di lui. Voltandosi sussultò, incontrando lo sguardo di altre due ragazze, nude e bellissime come la prima. Si avvicinavano.
La prima cosa che toccò, furono i loro capelli, scurissimi: avevano il profumo forte dell’erba appena falciata.
Da lì in poi, Francesco non si ricorda quasi nulla. Sa solo di essere stato spogliato, e usato più come un oggetto, che come uomo; succhiato e leccato come una caramella, saporitissima.
Lo aveva svegliato un cacciatore, il mattino seguente.
– Vergognati pervertito! – gli gridava, rincorrendolo con la doppietta in mano.
Si era dovuto nascondere in un fossato, a farsi pungere dalle zanzare finché non fosse di nuovo buio.


Flavio, quand’era venuto a prenderlo, sprofondato in auto e avvolto nei coprisedili, non riuscì a smettere di ridere, immaginando chissà quale appuntamento mercenario mal riuscito. Francesco ci aveva provato, a spiegargli, ma era come sperare di addolcire un fiume con una bustina di zucchero.
Così aveva lasciato perdere.
Da quella sera però, quasi ogni sabato, prendeva l’auto e stava fuori tutta la notte, portandosi dietro un cambio di vestiti.

 

VERSIONE IN FRIULANO

postato da: gelostellato alle ore 08:30 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: racconti, alberi, streghe, flambro
domenica, 17 febbraio 2008

NEMMENO TANTO BUONE

flambro - 2008 02 04

Avevo appena parcheggiato l’auto poco lontano dall’abitato di Flambro, a una cinquantina di metri da una casa colonica abbandonata, e subito mi ero infettato di un’insana smania di dovervi entrare.
Ero lì per trascorrere un’ora pescando nelle acque di sorgiva del Brodis, lasciandomi carezzare dagli ultimi raggi di sole, ma quando quelle finestre, coperte di rovi, mi rubarono la prima occhiata, mi parve che l’unica cosa con un senso, quella sera, fosse entrare in quel rudere. Per questo andai.
Anche la porta, per una buona metà, era coperta dai rovi, e per superarli mi scorticai le mani.
Appena dentro realizzai di essere uno sciocco. C’erano solo calcinacci su calcinacci. A malapena c’era traccia del tetto, e i muri erano coperti delle solite scritte volgari e grossolane, inneggianti ai Doors, Ozzy Osbourne e alla figa. Solo quest’ultima, pensai con un sorriso, andava ancora di moda.
Doveva essere da parecchio che nessuno vi metteva piede, pensai. Chissà cosa speravo di trovare.
In ogni caso, tanto valeva salire al piano superiore. Anche lì non c’erano altro che scritte e calcinacci. Solo una stanza conservava un angolo di copertura, che la lasciava in penombra.
E proprio in quell’angolo c’era una sedia, ma quando i miei occhi si abituarono, vidi che non era vuota, ma vi sedeva una vecchia, vestita di nero, che mi fissava!
Sobbalzai. Mi parve che il cuore volesse schizzarmi fuori dalle orecchie. Una vecchia? Lì tra quei ruderi? Com’era possibile?! No, non poteva essere. Era sicuramente un fantoccio, messo lì per scherzo.
– Buonasera. – ecceggiò una voce da cornacchia, quasi subito.
– B… Bu… Buonasera… – risposi, immobile come un baccalà.
Sprofondava il viso rugoso in un fazzoletto nero, e i capelli grigi, disordinati, le coprivano gli occhi come una stravagante ragnatela.
– Giovanotto, – disse – per favore, potresti portarmi un bicchiere d’acqua? Ho una sete… Prendi pure il bicchiere.
E infatti, poggiato su un mattone, c’era un bicchiere di quelli per il taglio di vino, che ormai non fabbricano quasi più. Il movimento del suo braccio che lo indicava mi scosse. Mi voltai e mi gettai per le scale a rotta di collo, come un forsennato, incurante delle spine che mi graffiavano la faccia. Mi fiondai in macchina, imprecando, e fuggii avvolto dal rumore della ghiaia che sbatteva sulla lamiera.
Quando il batticuore cessò, una volta a casa, ripensai a mia nonna, che da piccolo mi raccontava sempre delle agane, le streghe che vivevano vicino ai ruscelli di quelle parti. Che stronzate, pensai.
Solo la mattina seguente, quando salii in auto e vidi un bicchiere rotolare tra i pedali, mi ricordai che diceva sempre: – Non sono streghe cattive… ma nemmeno tanto buone.




postato da: gelostellato alle ore 10:42 | link | commenti (7) | commenti (7)
categorie: racconti, streghe, rovine

Chi sono

Blogger: gelostellato
Nome: gelostellato

Questi racconti brevi si dovrebbero leggere in 100 secondi o poco più.
Nascono tutti da una foto e hanno una corrispondente versione in lingua friulana.
Le foto sono mie e sono descritte nella sezione multimedia; potete utilizzarle come vi pare e piace. (Io le uso come sfondo del desktop finchè non mi ispirano la storia, poi le cambio).
Non c'è regolarità nella pubblicazione: sono storie scritte di getto e sono imperfette, ma spero siano comunque godibili.
Commenti, consigli, insulti e saluti sono sempre graditi.
Buona lettura
R.


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