100secondi

storie che si leggono in un sorso
domenica, 02 marzo 2008

ROVI

2008 02 04 030

Da quando aveva comprato lo stereo nuovo, Alfredo si svegliava in preda all’euforia. Aveva scoperto una funzione che gli permetteva di far partire, al momento opportuno, una qualsiasi canzone del cd che sceglieva. Amava così tanto alzarsi ascoltando “Mueç” dei Pantan che puntava la sveglia anche nei week end.
Da qualche mese, poi, abitava in periferia e la casa più vicina stava di fronte alla finestra della sua camera, lontana una cinquantina di metri.
E proprio quella finestra, una domenica mattina, fu quella che Alfredo scoprì piena di rovi.
Da non crederci. Non c’era più traccia del vetro, sostituito da un groviglio di sterpi. Probabilmente stava sognando, si disse, ed era ancora notte fonda.
Certo, aveva bevuto un paio di birre di troppo, la sera prima, ma questo non spiegava quella spinosa visione alla finestra.
Si stropicciò gli occhi e afferrò il cellulare, per guardare l’ora. Le undici e mezza! Puttanissima miseria, disse ad alta voce, non può essere ancora buio!
Qualcosa non quadrava.
Schizzò dal calduccio delle coperte come uno sputo e si avvicinò a quei rovi. Alcuni erano grossi quanto una biscia, altri parevano la coda di una pantegana, ma a parte le spine, aguzze e tendenti al rosso, sembravano proprio dei normalissimi rovi. Ma che ci facevano lì?
Alfredo non era una persona curiosa, ma a quel punto gli sorse un dubbio terrificante: s’infilò i vestiti e corse a sbirciare dalla porta d’ingresso, che dava sulla strada.
Tutto normale. Asfalto, luce del sole, automobili incazzate e paciose signore, che calcolavano il ritardo opportuno per svicolare dalla lunga omelia di Don Giacomino.
Lo stereo continuava a suonare.
Rassicurato, si fece prendere dalla curiosità, e afferrate un paio di cesoie cominciò a potare quella spinosa capigliatura vegetale, con l’intenzione di uscire dalla finestra e ricavare una galleria. Si scorticò le mani e il viso, strappando e tagliando fino a stufarsi. Dopo essere uscito dalla finestra aveva ricavato da quei rovi una galleria lunga un centinaio di metri. Impossibile, continuava a ripetersi, non aver incontrato la casa dei suoi vicini. Si fermò a pensare, stanco e dolorante.
Meglio lasciar perdere e cercare qualcuno con un decespugliatore.
Tornò indietro, in un intrico che già stava via via ricrescendo.
Ripose le cesoie nel cassetto degli attrezzi, spense lo stereo e indossò il giubbotto.
Appena aprì la porta d’ingresso si fermò, come se avesse dimenticato qualcosa.
Aveva di fronte un altro impenetrabile muro di rovi.



ROVI: VERSIONE IN FRIULANO

postato da: gelostellato alle ore 15:13 | link | commenti (9) | commenti (9)
categorie: racconti, rovine, pocenia, eventi soprannaturali

Commenti
#1   04 Marzo 2008 - 16:29
 
prima o poi imparerà a rovistare.
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#2   05 Marzo 2008 - 19:12
 
ma che non si arrovelli troppo...:)
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#3   10 Marzo 2008 - 07:55
 
Moooolto carino! Complimenti:))))
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#4   10 Marzo 2008 - 16:03
 
danke :)
ne butterò qualcuno anche in zona magnetica...però appena me ne viene uno un po' meglio:)
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#5   19 Marzo 2008 - 18:38
 
certo che "schizzare dal calduccio delle coperte come uno sputo" non dev'essere un bel risveglio ;)
ciao
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#6   20 Marzo 2008 - 11:52
 
è vero...che schifezza! :)
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#7   24 Marzo 2008 - 21:12
 
tutta colpa della musica, quel proliferare di rovi...
;-)
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#8   24 Marzo 2008 - 22:53
 
maledetta...maledetta musica! :D
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#9   29 Marzo 2008 - 12:22
 
adesso prendo le cesoie e
libero un pò la vista...!;-))

buongiorno!
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Le foto sono mie e sono descritte nella sezione multimedia; potete utilizzarle come vi pare e piace. (Io le uso come sfondo del desktop finchè non mi ispirano la storia, poi le cambio).
Non c'è regolarità nella pubblicazione: sono storie scritte di getto e sono imperfette, ma spero siano comunque godibili.
Commenti, consigli, insulti e saluti sono sempre graditi.
Buona lettura
R.


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