Mi è sempre piaciuto passare un po' di tempo in solitudine. Raccogliere le mani con le tasche e bighellonare senza meta, privandomi del contatto con le cose di ogni giorno. Se fossimo in zona Sol Levante la potreste chiamare meditazione, ma qui siamo in oriente sì, ma dell'Italia, e il nirvana si raggiunge con qualche “taglio” e una manciata di bestemmie, piuttosto che con l'Om.
Eppure, anche con l'idea che non dovrei sprecare così il tempo, quando le giornate sono stressanti, riempite di gente riempita di problemi, continuo a farlo. Mi rilassa. Spesso, anche a ore improbabili, faccio un giro per la campagna, magari costeggiando l'argine di qualche torrente di sorgiva, gli stessi che da piccolo, erano mare per le mie nuotate.
Ieri, tanto per raccontarvene una, stavo costeggiando il Torsa, seguendo uno di quei sentieri ciclabili, che da un po’ di anni a questa parte sono diventati i migliori amici delle amministrazioni comunali. Il sentiero comincia vicino al cimitero e prosegue fino all’altro lato del paese, o viceversa, dipende da dove partite. Fatto sta che la notte, vuoi per i rami che paiono formare una galleria, vuoi per le voci della primavera che bisbigliano, è parecchio suggestivo, tanto da spaventare.
Infatti ieri, quando ho raggiunto le panchine di legno che il gruppo degli alpini ha allestito in mezzo alla boscaglia, per poco non mi prendeva un colpo quando ho scorto il profilo di un giovanotto, sorgere dal buio.
Se ne stava seduto come un bonzo, fumando con lo sguardo perso sull’acqua e sui giochi delle correnti. Ok, mi son detto, è sabato sera, ma sono anche le due di notte! Va bene per sorprendere due fidanzatini a districarsi tra cambio e cruscotto, ma incortrare un tizio, coi capelli grossi come serpi, tutto solo, immobile più di un sasso, non è certo cosa di ogni giorno!
Che stia poco bene? Magari aveva bisogno d’aiuto. Per questo mi sono avvicinato senza far rumore, non volevo spaventarlo. Macchè! Quello nemmeno se arrivavo a capriole si accorgeva di me! Mi sono seduto al suo fianco e non se n’è nemmeno accorto! Che fosse sordo?
L’ho capito solo dopo, che aveva sprofondato le orecchie in uno di quei moderni aggeggi che vanno tanto di moda tra i giovani d’oggi. Laipod, mi pare si chiamino.
Forse è per quello che ha reagito così. Appena gli ho appoggiato la mano sulla schiena ha gridato e si è voltato di scatto. Ha spalancato gli occhi che parevano due palline da ping pong, si è alzato ed è corso via come un pazzo, dimenticandosi persino quell’arnese che fa musica.
Ah… mi son detto, quanti problemi hanno i giovani d’oggi… Proprio non riesco a capirli. Così ho raccolto il laipod e me ne sono andato per la mia strada.
***
– Merda merda merda! Sporcatrottola se non l’ho visto! Non era mica ubriaco, sporcocane!
– Mavvaiacagare, coglione! Ma smettila con quei cannoli!
– Ma sporcamerda! Dovete credermi! Non fate gli stronzi! Sennò che amici di merda siete! Lo giuro sul berretto di Bob Marley! Quello era un fantasma, cazzo!
– Piero! L’unico fantasma qui, è il tuo cervello! Su dai, ti accompagnamo noi, che domani mattina non ne trovi certo due.
– Vabbè dai, ok, forse avete un po’ ragione. Chissà che cosa ho visto…
Così, alle tre del mattino, facendosi luce con i cellulari, erano tutti a testa bassa, a cercare l’i-pod di Piero in mezzo ai rovi e alle erbacce. Non potevano accorgersi che un bagliore li stavo osservando, dal folto del bosco, vicino a un paio di cuffie sospese a mezz’aria.